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mercoledì 2 luglio 2014

Il Giappone in 8 parole intraducibili e un piatto 'equivoco'

Per noi italiani il Giappone è all'altra estremità del mondo e non solo geograficamente. La sua cultura, così distante dalla nostra, non può essere spiegata se non con l'opposizione. Così come la vita e la realtà nipponiche sono per noi incomprensibili e intraducibili (Lost in translation insegna), l'unico modo per raccontare questo pianeta sconosciuto è usando la sua lingua e le sue parole.

1. Koi no Yokan 恋いの予感

  Letteralmente significa presagio di un amore. Che non è un colpo di fulmine, ma la sensazione che succederà qualcosa, che la passione ci travolgerà, magari non ora, ma tra poco. E' l'anticipazione che sale mentre guardo scorrere dal finestrino del treno (che mi porterà dall'aeroporto al centro di Tokyo), i sobborghi della prima periferia, le casette basse, le stradine tutte uguali, i grovigli di cavi elettrici così simili alle immagini dei manga che leggevo da piccola, ma più belli, più strani, più reali.
  Ma è anche il senso di smarrimento che mi assale mentre pregusto la conquista di un sogno: davanti alla stazionei di Shinjuku, il posto più caotico e labirintico di Tokyo, giravo su me stessa a 360 gradi per meglio assorbire l'inizio di un'avventura che ho aspettato a lungo e che pensavo sarebbe rimasta nell'iperuranio dei desideri. Spiando i nativi correre da una parte all'altra, mi sembrava di essere in un acquario: a volte ero la spettatrice, a volte il pesce strano (o straniero) osservato con cortese curiosità da migliaia di occhi a mandorla.



2. Yoko meshi 横飯

  Ovvero un pasto consumato in orizzontale. Che starebbe, a sua volta per "il disagio dell'esprimersi in una lingua straniera". Cosa per me quintuplicata, dal momento che del giapponese non so altro che 5 parole (salve, grazie, dove..?, dritto, destra e sinistra, più o meno).  E che i giapponesi non parlano quasi una parola di inglese (e quando lo fanno, sono incomprensibili). Nonostante tutto la comunicazione è stata incredibilmente buona, frutto della improbabile ed esplosiva combinazione del talento tutto italiano del 'farsi capire ovunque' con l'estrema cortesia nipponica. Perché è vero che gli abitanti del Sol Levate diffidano degli stranieri e li tengono a distanza, ma sempre e comunque con squisita gentilezza.


I 5 motivi per andare da sola dall'altra parte del mondo

  Ci sono quei giorni in cui ti svegli e il bisogno di partire è più forte di quello di respirare. Ci sono giorni in cui vorresti fare un colpo di testa, ma l'ultima volta che sei stata da parrucchiere l'esito è stato così traumatico, che piuttosto faresti bunjee jumping dalla Torre Asinelli. Ma visto che non hai voglia di perdere qualche anno di vita per il terrore, tra le alternative resta solo comprare un biglietto aereo per il posto più lontano che conosci. Ad esempio il Giappone.

Il perché è semplice:

1. La mamma sarà comunque in ansia: diamole un valido motivo

2. Per chi, come me, ha le ferie quando il resto del mondo lavora e viceversa, viaggiare in solitaria è prima di tutto una scelta obbligata. Foreveralone ma con stile

3. Dall'altra parte del mondo (nello specifico in Giappone) i cellulari occidentali non prendono. Per la gioia della mamma

4. Viaggiare da sola = profonda stima e ammirazione. Non importa se la destinazione è tra i Paesi più socialmente, economicamente e tecnologicamente avanzati del mondo e i rischi sono nulli. Sei andata in dall'altra parte del mondo. Da sola. Tappeto rosso e standing ovation possono dare dipendenza

5. L'orgoglio di rispondere: "Lascia fare a me. Sono arrivata fino in Giappone da sola, sono più che capace di .... (attività a scelta, anche se non centra nulla)"