Per noi italiani il Giappone è all'altra estremità del mondo e non solo geograficamente. La sua cultura, così distante dalla nostra, non può essere spiegata se non con l'opposizione. Così come la vita e la realtà nipponiche sono per noi incomprensibili e intraducibili (
Lost in translation insegna), l'unico modo per raccontare questo pianeta sconosciuto è usando la sua lingua e le sue parole.
1. Koi no Yokan 恋いの予感
Letteralmente significa
presagio di un amore. Che non è un colpo di fulmine, ma la sensazione che succederà qualcosa, che la passione ci travolgerà, magari non ora, ma tra poco. E' l'anticipazione che sale mentre guardo scorrere dal finestrino del treno (che mi porterà dall'aeroporto al centro di Tokyo), i sobborghi della prima periferia, le casette basse, le stradine tutte uguali, i grovigli di cavi elettrici così simili alle immagini dei manga che leggevo da piccola, ma più belli, più strani, più reali.
Ma è anche il senso di smarrimento che mi assale mentre pregusto la conquista di un sogno: davanti alla stazionei di Shinjuku, il posto più caotico e labirintico di Tokyo, giravo su me stessa a 360 gradi per meglio assorbire l'inizio di un'avventura che ho aspettato a lungo e che pensavo sarebbe rimasta nell'iperuranio dei desideri. Spiando i nativi correre da una parte all'altra, mi sembrava di essere in un acquario: a volte ero la spettatrice, a volte il pesce strano (o straniero) osservato con cortese curiosità da migliaia di occhi a mandorla.
2. Yoko meshi 横飯
Ovvero
un pasto consumato in orizzontale. Che starebbe, a sua volta per "il disagio dell'esprimersi in una lingua straniera". Cosa per me quintuplicata, dal momento che del giapponese non so altro che 5 parole (salve, grazie, dove..?, dritto, destra e sinistra, più o meno). E che i giapponesi non parlano quasi una parola di inglese (e quando lo fanno, sono incomprensibili). Nonostante tutto la comunicazione è stata incredibilmente buona, frutto della improbabile ed esplosiva combinazione del talento tutto italiano del 'farsi capire ovunque' con l'estrema cortesia nipponica. Perché è vero che gli abitanti del Sol Levate diffidano degli stranieri e li tengono a distanza, ma sempre e comunque con squisita gentilezza.